La crescente domanda di competenze green e l’evoluzione del quadro normativo europeo rendono sempre più centrali le figure professionali dedicate alla sostenibilità.
La sostenibilità sta entrando in una nuova fase. Non è più soltanto una questione di rendicontazione o compliance, ma coinvolge strategie, processi, dati e decisioni aziendali.
A confermarlo sono anche i dati sul mercato del lavoro. Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel 2024 le competenze legate al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale sono state richieste per oltre 4,4 milioni di entrate programmate, pari all’80,6% del totale. Nel 49,4% dei casi i profili con competenze green sono risultati difficili da reperire.
Un dato che evidenzia quanto la sostenibilità sia ormai una competenza trasversale, richiesta in numerosi ambiti professionali.
Un quadro europeo in evoluzione
Anche il contesto normativo europeo sta cambiando. Nel luglio 2026 la Commissione europea ha adottato una revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), con l’obiettivo di semplificare gli obblighi di rendicontazione.
Secondo la Commissione, la revisione riduce di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% il numero complessivo dei datapoint.
La semplificazione non elimina però la necessità di competenze specialistiche. Al contrario, diventa importante saper individuare le informazioni realmente rilevanti, gestire dati affidabili e integrare la sostenibilità nei processi decisionali.
È proprio alla luce di queste esigenze che assumono un ruolo sempre più importante figure come il Sustainability Manager e il Sustainability Practitioner.
Sustainability Manager e Sustainability Practitioner
La UNI/PdR 109.1:2021 definisce i profili professionali del Sustainability Manager e del Sustainability Practitioner, distinguendoli per livello di responsabilità, autonomia e applicazione delle competenze.
Il Sustainability Manager opera prevalentemente a livello strategico e manageriale, contribuendo alla definizione e all’implementazione delle strategie di sostenibilità dell’organizzazione.
Il Sustainability Practitioner ha invece un ruolo maggiormente operativo e supporta l’attuazione delle iniziative di sostenibilità, la gestione delle informazioni e dei dati e il monitoraggio delle performance.
Si tratta quindi di professionalità complementari, chiamate a trasformare gli obiettivi di sostenibilità in processi e attività concrete.
Perché certificare le competenze
In un mercato in cui la domanda di competenze green cresce, diventa importante poter riconoscere in maniera chiara e verificabile le professionalità disponibili.
La certificazione secondo la UNI/PdR 109.1:2021 sottopone le competenze del professionista a un processo di valutazione strutturato e indipendente.
Per il professionista rappresenta uno strumento per valorizzare formazione ed esperienza. Per le organizzazioni offre invece un riferimento per individuare competenze valutate secondo criteri definiti.
ASACERT certifica le competenze dei profili di Sustainability Manager e Sustainability Practitioner in conformità alla UNI/PdR 109.1:2021.
Competenze per trasformare la sostenibilità in risultati
I dati sul mercato del lavoro e l’evoluzione del quadro europeo mostrano una tendenza chiara: la sostenibilità richiede competenze sempre più strutturate.
Per le organizzazioni, disporre di professionisti in grado di gestire strategie, dati, processi e obiettivi ESG significa poter integrare la sostenibilità nelle attività quotidiane e nei processi decisionali.
La certificazione delle competenze rappresenta, in questo scenario, uno strumento di trasparenza e riconoscibilità professionale, contribuendo a valorizzare competenze che assumono un ruolo crescente nel mercato del lavoro.
Perché le strategie di sostenibilità possono cambiare. Ma per trasformarle in risultati servono competenze.

