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Chi può fare assurance CSRD

Chi può fare assurance CSRD

Quando un’impresa arriva al momento della rendicontazione di sostenibilità, la domanda non è solo come predisporre i dati, ma chi può fare assurance CSRD in modo valido, credibile e coerente con il quadro normativo. È qui che la conformità incontra la reputazione: una verifica svolta dal soggetto giusto non serve soltanto a rispettare un obbligo, ma a dare affidabilità alle informazioni ESG presentate al mercato, agli investitori e agli stakeholder.

La CSRD ha cambiato il perimetro della rendicontazione non finanziaria in Europa. Non si tratta più di una disclosure volontaria o marginale, ma di un sistema strutturato, basato su standard, tracciabilità delle evidenze, governance dei dati e controllo della qualità informativa. In questo contesto, l’assurance non è un passaggio accessorio. È il presidio che consente di attestare che il reporting sia stato predisposto secondo criteri verificabili.

Chi può fare assurance CSRD secondo il quadro normativo

Alla domanda chi può fare assurance CSRD, la risposta corretta è: un soggetto abilitato a svolgere l’attività di attestazione sulla rendicontazione di sostenibilità, in possesso dei requisiti previsti dalla normativa applicabile. Nella pratica, il perimetro dipende dal recepimento nazionale della direttiva, dalle regole di vigilanza e dal sistema delle abilitazioni riconosciute.

In linea generale, l’assurance sulla CSRD non può essere affidata a qualunque consulente ESG o a un professionista che abbia semplicemente supportato l’azienda nella redazione del report. Il punto centrale è l’indipendenza del verificatore, insieme alla sua competenza tecnica e alla legittimazione formale a rilasciare un’attestazione.

Questo passaggio merita attenzione perché nel mercato convivono attività molto diverse tra loro: consulenza strategica, supporto metodologico, gap analysis, pre-assessment, audit interni e assurance vera e propria. Confonderle espone l’impresa a un doppio rischio: da un lato un’attestazione non idonea, dall’altro una percezione di debolezza dei controlli da parte degli stakeholder.

Revisore, ente terzo, soggetto indipendente: non sono la stessa cosa

Una delle aree di maggiore incertezza riguarda proprio i ruoli. Chi redige il bilancio di sostenibilità può essere affiancato da consulenti specializzati, da funzioni interne e da advisor tecnici. Ma chi esprime l’assurance deve collocarsi su un piano diverso.

L’attività di assurance richiede terzietà, imparzialità e un processo di verifica documentabile. Non basta conoscere gli standard ESRS o avere esperienza nei temi ambientali e sociali. Occorre poter operare secondo regole di verifica, gestione delle evidenze, valutazione del rischio di errore e formulazione di una conclusione di assurance coerente con il livello richiesto.

Per questo motivo, quando si valuta chi può fare assurance CSRD, bisogna distinguere tra chi prepara il dato e chi lo verifica. Se il soggetto che ha progettato il sistema di reporting svolge anche l’attestazione finale, si apre un problema evidente di indipendenza. E l’indipendenza, in questo ambito, non è una formalità: è la condizione che rende l’assurance credibile.

Il requisito dell’indipendenza

L’indipendenza è sostanziale prima ancora che formale. Significa assenza di conflitti di interesse, separazione dalle attività di predisposizione del report e capacità di esprimere un giudizio senza condizionamenti commerciali o operativi.

Per molte organizzazioni questa è la prima vera linea di selezione. Un soggetto può essere molto competente sul piano ESG, ma se ha costruito gli indicatori, definito i criteri di materialità o supportato direttamente la stesura delle disclosure, la sua posizione come assurer può risultare incompatibile o comunque meno solida sotto il profilo percettivo e reputazionale.

Il requisito della competenza tecnica

L’assurance CSRD non è una verifica solo contabile. Richiede competenze trasversali che includono normativa europea, standard ESRS, sistemi di controllo interno, catena dei dati, valutazione dei processi, aspetti ambientali, sociali e di governance.

In molte imprese industriali o multisito, ad esempio, la qualità dell’assurance dipende anche dalla capacità del verificatore di comprendere processi operativi complessi, fonti eterogenee, metriche tecniche e metodologie di calcolo. Un approccio standardizzato, applicato senza adeguata lettura del contesto, rischia di produrre una verifica formalmente ordinata ma sostanzialmente debole.

Chi può fare assurance CSRD nelle imprese italiane

Per le imprese italiane, la risposta va letta alla luce dell’evoluzione normativa nazionale e dei soggetti formalmente autorizzati a svolgere l’attestazione della rendicontazione di sostenibilità. È quindi necessario verificare non solo il profilo tecnico del partner prescelto, ma anche il suo titolo abilitativo e il perimetro effettivo entro cui può operare.

Questo aspetto è decisivo soprattutto per le aziende che stanno impostando ora il percorso CSRD. Nella fase iniziale è frequente ricevere proposte molto eterogenee: società di consulenza che offrono supporto end-to-end, revisori che integrano la sostenibilità nei processi di audit, organismi indipendenti che operano su verifiche e assessment specialistici. Non tutte queste opzioni coincidono con il soggetto che può rilasciare l’assurance richiesta dalla disciplina applicabile.

La scelta, quindi, non dovrebbe partire dal prezzo o dalla notorietà del fornitore, ma da tre domande semplici. È indipendente? È competente sul piano tecnico? È legittimato a emettere un’attestazione utilizzabile nel quadro normativo di riferimento? Se una di queste tre condizioni manca, il problema non è solo procedurale. Diventa strategico.

Come valutare il soggetto incaricato dell’assurance

Un’impresa matura non cerca solo un verificatore, ma un presidio di affidabilità. Questo implica una selezione attenta del partner, basata su requisiti oggettivi e capacità operative concrete.

Il primo elemento da verificare è l’esperienza nella verifica indipendente, non genericamente nella sostenibilità. Redigere report ESG e verificare report ESG sono attività diverse. Nel primo caso prevale la costruzione del contenuto; nel secondo prevale la validazione delle evidenze e dei processi.

Il secondo elemento riguarda il metodo. Un soggetto idoneo deve essere in grado di spiegare come condurrà l’assurance: analisi preliminare, valutazione del perimetro, raccolta delle evidenze, test sui controlli, verifiche campionarie, gestione delle anomalie, formulazione della conclusione. Quando il metodo non è chiaro, il rischio è che l’assurance venga percepita come una validazione generica invece che come un’attività strutturata.

Il terzo elemento è la capacità di operare su organizzazioni complesse. Gruppi societari, aziende con filiere articolate, operatori regolamentati e realtà con forte componente industriale richiedono competenze organizzative oltre che normative. L’assurance deve seguire il dato lungo la sua catena di formazione, non limitarsi alla lettura finale del documento.

Assurance limitata oggi, ragionevole domani

Un altro punto spesso trascurato riguarda il livello di assurance richiesto. La CSRD prevede, nella sua impostazione iniziale, una assurance limitata, con possibile evoluzione futura verso forme più estese o più stringenti. Questo significa che il verificatore deve essere preparato non soltanto a rispondere al requisito attuale, ma anche a sostenere un percorso di maturazione del sistema di reporting.

Per l’impresa, quindi, non basta chiedersi chi può fare assurance CSRD oggi. Conviene chiedersi anche chi è in grado di accompagnare l’organizzazione verso standard di controllo più evoluti, senza dover ripensare ogni anno processi, responsabilità e flussi informativi.

Qui emerge un tema concreto: scegliere un partner esclusivamente per gestire la prima scadenza può sembrare efficiente, ma non sempre lo è. Se il sistema interno dei dati ESG è ancora fragile, il valore dell’assurance cresce quando il soggetto incaricato sa evidenziare criticità, margini di miglioramento e punti di attenzione utili alla governance aziendale, pur mantenendo il proprio ruolo di terzietà.

Gli errori più comuni nella scelta

Il primo errore è confondere l’assurance con un visto formale sul report finale. In realtà, la qualità della verifica dipende dalla qualità del sistema che genera i dati. Se non esistono ownership chiare, controlli interni e criteri coerenti di raccolta, nessun soggetto esterno potrà compensare integralmente queste lacune.

Il secondo errore è scegliere chi conosce meglio la comunicazione ESG, invece di chi sa verificare. Un report ben scritto può essere utile sul piano reputazionale, ma l’assurance lavora su basi diverse: evidenze, consistenza metodologica, riconciliazione dei dati, affidabilità dei processi.

Il terzo errore è sottovalutare il tema dell’imparzialità. In un mercato ancora in assestamento, molte offerte tendono a concentrare advisory e verifica. Non sempre questa impostazione è la più opportuna. Quando la sostenibilità diventa un presidio di governance, la separazione dei ruoli rafforza la credibilità dell’intero impianto.

Un criterio utile per decidere

La domanda chi può fare assurance CSRD andrebbe trasformata in una domanda più utile per il management: quale soggetto può attestare la nostra rendicontazione con indipendenza, competenza verificabile e adeguatezza rispetto alla complessità dell’organizzazione?

Questa formulazione cambia il livello della decisione. Non si tratta di acquistare una verifica, ma di proteggere la qualità informativa dell’impresa e il suo posizionamento verso investitori, clienti, autorità e mercato. Per questo la scelta del soggetto incaricato dovrebbe coinvolgere non solo la funzione sustainability, ma anche governance, controllo interno, compliance e direzione.

In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più misurata, comparata e sottoposta a scrutinio, l’assurance non premia l’approssimazione. Premia le organizzazioni che trattano i dati ESG con la stessa disciplina riservata alle informazioni economico-finanziarie. Un partner indipendente e qualificato, come ASACERT nei perimetri di competenza applicabili, può fare la differenza proprio qui: nel trasformare un obbligo normativo in un presidio di affidabilità, trasparenza e valore durevole.

La scelta giusta, spesso, non è quella che semplifica di più nell’immediato, ma quella che rende più credibile l’impresa nel tempo.