Un capitolato di gara, la richiesta di un cliente internazionale o una dichiarazione ambientale sul packaging possono rendere immediata una domanda che, in realtà, richiede un’analisi strutturata: certificazione FSC vs PEFC, quale schema scegliere? La risposta non dipende solo dal logo da apporre su carta, legno o imballaggi. Coinvolge la provenienza della materia prima, la configurazione della filiera, i mercati serviti, le regole di comunicazione e la capacità dell’organizzazione di dimostrare tracciabilità e correttezza delle dichiarazioni.
FSC e PEFC sono entrambi sistemi volontari di certificazione forestale riconosciuti a livello internazionale. Condividono un obiettivo essenziale: promuovere una gestione responsabile delle foreste e rendere tracciabili i materiali di origine forestale lungo la catena di fornitura. Non sono però sovrapponibili in ogni requisito, nei meccanismi di governance e nelle preferenze espresse da clienti, bandi o filiere specifiche.
Certificazione FSC vs PEFC: cosa hanno in comune
I due schemi intervengono su due livelli distinti. La certificazione di Gestione Forestale riguarda i proprietari o i gestori di superfici boschive e attesta l’applicazione di requisiti ambientali, sociali ed economici nella gestione della foresta. La certificazione di Catena di Custodia, o Chain of Custody, riguarda invece imprese che acquistano, trasformano, commerciano o utilizzano materiale certificato: segherie, cartiere, produttori di imballaggi, tipografie, editori, distributori, aziende del mobile e operatori dell’edilizia sono solo alcuni esempi.
Per un’impresa manifatturiera o commerciale, la Catena di Custodia è spesso il percorso centrale. Consente di mantenere sotto controllo l’origine dei materiali forestali, separare o contabilizzare correttamente gli input certificati secondo le regole applicabili e trasferire dichiarazioni verificate ai clienti. La certificazione non equivale a una generica affermazione di sostenibilità: presuppone procedure documentate, qualificazione dei fornitori, verifiche sulle fatture di acquisto, formazione del personale, gestione dei reclami e audit periodici da parte di un organismo indipendente.
Sia FSC sia PEFC prevedono requisiti di legalità, tutela delle risorse forestali, attenzione alla biodiversità e rispetto degli aspetti sociali rilevanti. Entrambi richiedono che l’uso di marchi e dichiarazioni commerciali sia autorizzato e coerente con i materiali effettivamente acquistati e venduti. Questo punto è decisivo: un claim non corretto può generare rilievi contrattuali, rischi reputazionali e contestazioni in materia di comunicazione ambientale.
Le differenze tra FSC e PEFC
La differenza più evidente riguarda il modello di sviluppo degli standard. FSC opera attraverso un sistema internazionale con principi e criteri comuni, integrati da standard nazionali o regionali. PEFC si fonda sul riconoscimento reciproco di sistemi forestali nazionali sviluppati secondo requisiti internazionali. In termini operativi, ciò può tradursi in disponibilità differenti di materia prima certificata nelle varie aree geografiche e in una diversa familiarità dello schema presso i soggetti della filiera.
FSC è spesso richiesto da brand globali, operatori editoriali, retailer e organizzazioni che hanno definito policy di approvvigionamento specifiche. PEFC presenta una presenza molto rilevante in numerosi contesti forestali europei e può risultare particolarmente diffuso presso determinate filiere del legno, della carta e dell’imballaggio. Non esiste, quindi, uno schema universalmente migliore: esiste lo schema più coerente con gli input disponibili, le condizioni del mercato e gli impegni contrattuali dell’organizzazione.
Anche le categorie di dichiarazione e le regole di utilizzo del marchio seguono disposizioni proprie di ciascun sistema. Un’azienda non dovrebbe trasferire automaticamente procedure, diciture o criteri percentuali da uno schema all’altro. Occorre verificare puntualmente lo standard di Catena di Custodia applicabile, le eventuali interpretazioni nazionali, i requisiti di controllo del materiale e le condizioni per comunicare la certificazione su prodotti, documenti e strumenti promozionali.
Un ulteriore elemento di distinzione riguarda il rapporto con le fonti di approvvigionamento. Prima di scegliere, è necessario mappare fornitori, codici prodotto, specie legnose, Paesi di origine e volumi acquistati. Se i fornitori qualificati offrono prevalentemente un solo schema, adottare l’altro senza una verifica preventiva può rendere difficile alimentare il sistema con materiale idoneo. La certificazione deve sostenere il business, non introdurre vincoli operativi non governati.
Gestione forestale e Catena di Custodia: due decisioni diverse
Un gestore forestale valuta lo schema anche in base alle caratteristiche del territorio, al contesto associativo, alle aspettative degli utilizzatori finali e alla domanda di mercato per il legname prodotto. Un’azienda di trasformazione, invece, deve considerare soprattutto la continuità delle forniture certificate, la compatibilità delle proprie procedure amministrative e produttive, la tipologia di prodotto venduto e le richieste documentali dei clienti.
Per esempio, una tipografia che acquista carta certificata e stampa cataloghi per più committenti deve presidiare l’identificazione degli ordini, la corrispondenza fra acquisti e vendite, le dichiarazioni in fattura e l’eventuale uso del marchio sul prodotto finito. Un produttore di arredi deve estendere l’analisi a pannelli, impiallacciature, componenti in legno e possibili lavorazioni affidate all’esterno. In entrambi i casi, la certificazione è efficace quando viene integrata nei processi esistenti di acquisto, pianificazione, magazzino, produzione e controllo qualità.
Come scegliere tra FSC e PEFC
La decisione dovrebbe partire dalle evidenze, non dalla notorietà percepita del marchio. Il primo passaggio consiste nell’analizzare requisiti espliciti e impliciti del mercato: contratti quadro, gare pubbliche e private, richieste dei clienti, specifiche tecniche, policy di gruppo e obiettivi ESG. Se un cliente richiede espressamente FSC o PEFC, l’indicazione costituisce un vincolo commerciale da esaminare con attenzione. Se accetta entrambi, l’azienda dispone di maggiore flessibilità e può privilegiare lo schema più sostenibile anche sul piano della disponibilità di fornitura.
Il secondo passaggio riguarda la filiera. È opportuno richiedere ai fornitori informazioni verificabili sulla certificazione posseduta, sul campo di applicazione, sui codici di Catena di Custodia e sulla capacità di fornire il materiale con dichiarazioni corrette. Non è sufficiente che un fornitore dichiari di essere certificato: la certificazione deve coprire l’attività e i prodotti pertinenti alla transazione.
Il terzo passaggio è una valutazione interna dei processi. Le organizzazioni con flussi complessi, più siti produttivi o numerosi subfornitori devono definire responsabilità chiare, criteri di controllo, modalità di gestione delle non conformità e conservazione delle registrazioni. La presenza di sistemi già maturi per qualità, ambiente, acquisti responsabili o tracciabilità può facilitare l’integrazione, ma non sostituisce i requisiti specifici dello schema forestale.
Infine, va considerata la prospettiva commerciale. Ottenere entrambe le certificazioni può essere una scelta ragionevole per aziende che servono mercati diversi, partecipano a gare con prescrizioni variabili o desiderano ampliare il bacino di approvvigionamento. Comporta però costi, gestione documentale e competenze maggiori. Per un’impresa con una filiera stabile e una domanda chiaramente orientata verso uno schema, la doppia certificazione potrebbe non offrire un ritorno proporzionato all’impegno richiesto.
La certificazione come presidio di credibilità
La Catena di Custodia produce valore quando trasforma la tracciabilità in una pratica quotidiana. Significa sapere cosa entra in azienda, come viene identificato, quale dichiarazione può essere trasferita e chi è autorizzato a comunicarla al mercato. Significa anche riconoscere che i prodotti forestali possono rientrare in obblighi più ampi di due diligence, legalità e rendicontazione di sostenibilità, per i quali dati affidabili di filiera rappresentano un patrimonio organizzativo.
L’audit di terza parte ha proprio la funzione di verificare l’effettiva applicazione del sistema, non la sola esistenza di una procedura. Le evidenze raccolte durante le verifiche consentono di individuare criticità prima che diventino inefficienze, errori di dichiarazione o vulnerabilità reputazionali. In questa prospettiva, il certificato non è un punto di arrivo, ma un impegno verificabile nel tempo.
Per le imprese che intendono rafforzare la propria posizione nelle filiere del legno, della carta e del packaging, la scelta tra FSC e PEFC merita quindi una valutazione tecnica preliminare. Definire lo schema sulla base di fornitori, clienti, prodotti e obiettivi di mercato permette di costruire una certificazione credibile, sostenibile nel tempo e capace di rendere misurabile la responsabilità lungo l’intera catena del valore.

