Il 2026 si apre con uno scenario energetico ancora complesso, in cui alle dinamiche già emerse nel 2025 si aggiungono nuove variabili legate al contesto geopolitico internazionale e alla volatilità dei mercati.
I dati aggiornati dei primi mesi dell’anno evidenziano come la domanda energetica in Italia sia tornata a crescere leggermente (+1,8% nei primi due mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025), trainata in particolare dal comparto industriale. Parallelamente, le emissioni di CO₂ mostrano un incremento stimato intorno all’1%, segnale che la transizione energetica sta procedendo, ma con un ritmo ancora insufficiente rispetto agli obiettivi europei al 2030.
A pesare su questo andamento è ancora una volta il mix energetico: la produzione da fonti rinnovabili continua a crescere, soprattutto grazie al fotovoltaico (+12% rispetto allo stesso periodo del 2025 nei primi mesi del 2026), ma resta condizionata dalla variabilità climatica e non riesce ancora a compensare pienamente il ricorso alle fonti fossili, in particolare al gas naturale.
Prezzi dell’energia: volatilità e nuove tensioni internazionali
Il tema dei costi energetici si conferma centrale anche nel 2026. Il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia si mantiene su livelli elevati, con valori che nel primo trimestre oscillano tra i 110 e i 130 €/MWh, ancora superiori alla media di molti Paesi europei.
A influenzare questa dinamica contribuiscono anche le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare nell’area degli Emirati Arabi e del Golfo, che stanno generando nuove incertezze sui flussi di gas e petrolio. Sebbene gli impatti diretti siano ancora in evoluzione, il mercato sta già incorporando un “premio al rischio” che si riflette sui prezzi e sulla pianificazione energetica delle imprese.
Investimenti: segnali di ripresa selettiva
Dopo la flessione registrata nel 2025, i primi dati del 2026 mostrano una ripresa graduale degli investimenti in efficienza energetica, con una stima che potrebbe riportare il volume complessivo verso i 65-70 miliardi di euro su base annua.
La crescita, tuttavia, appare più selettiva: a trainare sono soprattutto i settori industriale e terziario, mentre il comparto residenziale continua a risentire della riduzione degli incentivi e di un quadro normativo ancora percepito come instabile.
Resta comunque positivo il posizionamento dell’Italia in Europa: l’intensità energetica nazionale continua a essere circa il 15% inferiore alla media UE, confermando una buona efficienza complessiva del sistema, ma anche la necessità di consolidare questi risultati nel lungo periodo.
EGE: una figura sempre più strategica
Volatilità dei prezzi, complessità normativa e tensioni internazionali rendono sempre più evidente l’importanza dell’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE). La gestione energetica non può più essere affidata a interventi reattivi: richiede pianificazione, monitoraggio e ottimizzazione continui.
L’EGE certificato secondo la UNI CEI 11339:2023 rappresenta un presidio essenziale per le organizzazioni. Sempre più imprese e pubbliche amministrazioni si affidano a queste figure per:
- analizzare e ridurre i consumi energetici in modo strutturato;
- contenere l’esposizione alla volatilità dei prezzi;
- individuare interventi efficienti e sostenibili nel tempo;
- accedere a strumenti di incentivazione e finanza agevolata;
- garantire conformità normativa e trasparenza nella rendicontazione.
Competenze certificate e visione strategica per la transizione
Il primo trimestre del 2026 conferma, dunque, una tendenza già chiara: l’efficienza energetica non è più solo una leva tecnica, ma una componente strategica della resilienza aziendale e per l’intero Paese.
In questo quadro, la certificazione delle competenze assume un valore ancora più rilevante. La certificazione EGE rilasciata da ASACERT INTERNATIONAL secondo la UNI CEI 11339:2023 continua a rappresentare un elemento distintivo di qualità, affidabilità e indipendenza.
La transizione energetica richiede oggi più che mai competenze solide, aggiornate e certificate. In un mercato sempre più esposto a shock esterni e cambiamenti rapidi, l’EGE si conferma non solo un supporto operativo, ma un vero e proprio alleato strategico per imprese e organizzazioni.
Il 2026 si apre quindi con una consapevolezza rafforzata: investire in efficienza e nelle competenze significa non solo ridurre costi ed emissioni, ma anche costruire capacità di adattamento in un contesto globale sempre più complesso.